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Grazie al contributo della Dott.ssa Alessandra Stella Caravella, psicologa e psicoterapeuta in formazione Gestalt, abbiamo deciso di parlare di Burnout: ovvero problematiche correlate allo stress da lavoro che sempre più riguardano i lavoratori in questo periodo.

Un tema chiave in questo periodo poichè rappresenta l’altra faccia dello smartworking (o remoteworking), soprattutto per chi lo svolge da casa.

 

Ecco che nello specifico, Alessandra ci parla del Burnout una sindrome da stress correlata al lavoro, e si manifesta con una sintomatologia mista, a tratti simile alla depressione.

Si tratta di uno stato che coinvolge l’individuo da ogni punto di vista: ha un impatto sullo stato emotivo, sui pensieri e sul comportamento.

La traduzione letterale della parola Burnout è bruciarsi: la persona ha la sensazione di non aver più nulla da dare, di aver consumato tutte le energie a sua disposizione.

Le cause fanno riferimento alle caratteristiche del lavoro, ed alle caratteristiche della persona. Sono più esposte le professioni usuranti ed emotivamente coinvolgenti, così come persone ambiziose e con elevate aspettative. Questo ha a che fare con i confini e con i limiti che la persona riesce a stabilire tra le differenti aree della propria vita.

L’attuale situazione sanitaria ha modificato profondamente le modalità di gestione dei tempi e degli spazi lavorativi, soprattutto per alcune categorie. Facciamo riferimento allo smartworking.

Quali sono le conseguenze del lavoro agile svolto in casa? Uno dei dati di fatto è che si è sempre reperibili, la vita privata si riduce, si ha la sensazione di non differenziare mai il contesto lavorativo da quello domestico, le relazioni sociali sono minime, le distrazioni sono moltissime.

Da sempre, le categorie più a rischio di burnout e delle problematiche correlate allo stress da lavoro, sono state le professioni di cura: infermieri, medici, psicologi. Questo perchè, all’interno di una relazione d’aiuto è più difficile stabilire un confine e riuscire a gestire la sofferenza dei pazienti senza farsene carico anche nella vita privata.

Oggi accade lo stesso con lo smartworking: categorie apparentemente meno a rischio di burnout, stanno iniziando a soffrirne proprio a causa della difficoltà a differenziare gli spazi privati da quelli professionali.

COSA FARE: 4 SUGGERIMENTI UTILI

  1. Definisci degli obiettivi chiari e raggiungibili. Non eccedere. Hai bisogno di tempo per ricaricare le batterie, e fare qualcosa che permette alla mente di staccare la spina.
  2. Dedica impegno alla cura di te. Anche se trascorri il 90% del tempo in casa è importante non trascurare l’igiene personale, l’attività fisica, il numero di ore di sonno ed una alimentazione equilibrata, con un moderato consumo di alcol.
  3. Interrompi il contatto con la tecnologia quando puoi e dedicati alle persone a te care. L’essere umano vive di relazioni sociali: in assenza di contatto con gli altri, è difficile anche il contatto con te.
  4. Disciplinati, utilizza 10/15 minuti al giorno per dedicarti ad una attività costante. Puoi sceglierla in base alla tua curiosità ed interessi. La disciplina insegna a fare le cose con moderazione, ed aiuta a scoprire che il punto di equilibrio è interno e non esterno
  5. Se hai la possibilità di scegliere da dove lavorare, anche solo per qualche ora al mese, cerca uno spazio alternativo, per esempio un coworking come Impact Hub Bari che offre diverse possibilità, tariffe orarie flessibili e totale sicurezza negli spazi.

 

Alessandra Stella Caravella, psicologa e psicoterapeuta in formazione Gestalt.